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              Direttiva PIF, reati tributari e responsabilità 231: work in progress

              In data 23 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 ("Direttiva PIF") relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale. 

              Date: 29/01/2020

              Il provvedimento – nel solco del recente intervento legislativo di cui al c.d. Decreto Fiscale (legge n. 157/2019, di conversione del d.l. n. 124/2019; il "Decreto Fiscale") – inciderà in maniera rilevante nell'ambito della responsabilità ex d.lgs. n. 231/2001 delle società, andando a rafforzare, tra le altre, gli strumenti di intervento patrimoniale (nei confronti delle società) per il caso di illeciti tributari (contestati alla persona fisica).

              L'evidente cambio di passo del Legislatore in punto di reati tributari impone alle società ad interventi sostanziali volti ad integrare il proprio sistema di controllo interno nel contesto del mutamento legislativo in atto. 

              1. Dal Decreto Fiscale alla Direttiva PIF

              Il Decreto Fiscale ha modificato il d.lgs. n. 231/2001 inserendo l’art. 25 quinquiesdecies così da includere nel novero dei reati presupposto alcuni dei reati tributari di cui al d.l. n. 74/2000. 

              La responsabilità delle società è stata così estesa al delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, comma 1 e comma 2-bis), al delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3), al delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, comma 1 e comma 2-bis), al delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10) nonché al delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11).

              Nell'ottica del già indicato rafforzamento degli strumenti coercitivi di natura patrimoniale, sono state previste, oltre a rilevanti sanzioni pecuniarie (che potranno essere aumentate di un terzo nel caso in cui la società abbia conseguito un profitto di rilevante entità), sanzioni interdittive e, segnatamente, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi, e il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

              A questa importante quanto recente innovazione legislativa ha fatto subito seguito il decreto legislativo di recepimento della Direttiva PIF approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri e che, come anticipato, comporterà rilevanti integrazioni dei reati presupposto di cui al d.lgs. n. 231/2001, anche in materia tributaria.  

              Come indicato nel relativo comunicato n. 24 del Consiglio dei Ministri, infatti, il decreto modificherà "la disciplina dei reati tributari sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati commessi dalle persone fisiche nel loro interesse o vantaggio", prevedendo, tra le altre, l'ampliamento del "catalogo dei reati tributari per i quali è considerata responsabile anche la società (ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231)", che includerà "i delitti di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione e di indebita compensazione".

              In altri termini, è previsto che la responsabilità delle società ex d.lgs. n. 231/2001 appena estesa dal Decreto Fiscale ad alcune delle ipotesi di cui al d.l. n. 74/2000 sia ulteriormente integrata dai delitti di cui agli artt. 4 ("dichiarazione infedele"), 5 ("omessa dichiarazione") e 10-quater ("indebita compensazione") del medesimo d.l. n. 74/2000. 

              Sempre per quanto riguarda gli aspetti tributari, sarà altresì prevista la perseguibilità delle "ipotesi di delitto tentato (e non solo consumato) per i reati fiscali che presentano l’elemento della transnazionalità, se l’imposta IVA evasa non sia inferiore a 10 milioni di euro", in ossequio alla Direttiva PIF. 

              Da ultimo, per completezza, corre l'obbligo di osservare che, oltre agli aspetti più strettamente tributari, il decreto di recepimento della Direttiva PIF nell'ordinamento italiano dovrebbe altresì comportare:

              • l'estensione del "panorama dei delitti contro la pubblica amministrazione di cui possono rispondere le società, includendovi il delitto di peculato e quello di abuso d’ufficio"; 
              • l'ampliamento della responsabilità delle società sarà estesa "anche ai delitti di frode nelle pubbliche forniture, al reato di frode in agricoltura (art. 2 della legge n. 898 del 1986) e al reato di contrabbando";
              • la revisione di alcune "fattispecie di corruzione, includendovi anche i casi in cui siano sottratti denaro o utilità al bilancio dell’Unione o ad altri suoi organismi, con danno superiore a 100.000 euro con la pena massima aumentata fino a 4 anni di reclusione" nonché "la punibilità a titolo di corruzione dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio di Stati non appartenenti all’Unione europea, quando i fatti ledono o pongono in pericolo gli interessi finanziari dell’Unione".

              2. Conclusioni

              Sulla scorta di quanto qui sinteticamente esposto, è chiaro che il recente Decreto Fiscale rappresenta solo il primo step di un più ampio e complessivo processo di rafforzamento degli strumenti legislativi volti al perseguimento dei reati tributari. 

              In questo ambito, il recepimento della Direttiva PIF rileva non solo perché costituisce un'importante strumento normativo nel contesto tributario, ma anche, e soprattutto, perché evidenzia la crescente attenzione del Legislatore, nazionale ed europeo, per la materia fiscale nel contesto della responsabilità ex d.lgs. n. 231/2001 delle società. 

              Pertanto, seppure la tematica sia ancora in evoluzione sotto il profilo normativo, è possibile sin d'ora sottolineare l'opportunità, per le società, di procedere con revisioni sostanziali dei sistemi di controllo interno sin qui adottati ed implementati, al fine di presidiare con crescente attenzione questa nuova area di rischio, destinata ad assumere sempre più rilevanza nell'ambito 231.

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